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Servizi pubblici locali: ok del Senato alla riforma

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La liberalizzazione dei servizi pubblici ha superato l`ultimo insidioso ostacolo del voto nell`aula del Senato. Con l`articolo 15 sulle public utilities locali passa a Palazzo Madama anche l`intero decreto legge Ronchi che ora andra` all`esame della Camera, dove dovrebbe passare, nell`intenzione del governo, senza ulteriori modifiche. Se non ci saranno colpi di scena, quindi, il testo varato in questi giorni deve essere considerato ormai definitivo.

A cantare vittoria per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e` soprattutto il padre della proposta all`interno del governo, il ministro delle Regioni, Raffaele Fitto, convinto che l`impianto della riforma abbia tenuto senza troppi danni nel passaggio parlamentare.

«La norma approvata oggi dal Senato – dice Fitto – definisce un quadro regolatorio certo e chiaro che agevola l`iniziativa dei soggetti privati, riduce i costi per le pubbliche amministrazioni e garantisce la migliore qualita` dei servizi resi agli utenti».

Dello stesso parere non era il presidente dell`Antitrust, Antonio Catricala`, fortemente critico per l`eliminazione del parere preventivo dell`Autorita` sui casi in cui le amministrazioni affideranno ancora i lavori in deroga alle regole generali.

Con il nuovo regime arriva il criterio generalizzato della gara per assegnare i servizi, l`apertura del mercato ai privati, l`introduzione stabile del modello della societa` mista con il tetto di partecipazione pubblica al 30%, la chiusura della stagione degli affidamenti in house a societa` controllate al 100%.

Alcuni colpi favorevoli sono stati segnati dal partito trasversale che da anni osteggia l`apertura di un minimo di concorrenza in settori come l`acqua, i rifiuti e il trasporto locale. Approvata la deroga per le farmacie comunali, voluta dalla Lega: continueranno ad avere un regime proprio senza alcuna apertura alla concorrenza.

Piu` grave per l`equilibrio complessivo della riforma l`emendamento che consente «comunque» ai soggetti attualmente affidatari diretti di partecipare alle prime gare in casa loro.

Un attuale monopolista pubblico, che ha avuto l`affidamento senza gara e senza nessun confronto su costi e qualita` del servizio, potra` partecipare alla gara per il servizio futuro «comunque»: l`ambiguita` nasce dal fatto che non sembrano valere, almeno per questi soggetti, i requisiti generali imposti dalla stessa riforma come la trasformazione in spa e il tetto di partecipazione pubblica al 30%.

Se si aggiunge che nel trasporto locale si e` gia` verificato in molti casi in passato che alle gare partecipasse solo il gestore attuale dei servizi, ecco che il rischio di frenare l`effetto della riforma e` forte.

Ambiguita` a non finire anche nell`emendamento che riguarda i compiti operativi affidati ai soci privati delle spa miste. Il decreto legge prevede che a questo socio siano attribuiti i «compiti operativi»: in sostanza, secondo questa regola, la gestione della societa` miste dovra` essere nelle mani private. Ora, pero`, il Senato ha introdotto la parola «specifici» che rischia di stravolgere il significato alla norma. Andranno infatti previsti al socio privato non piu` i «compiti operativi», ma «specifici compiti operativi». Non tutti, ma qualcuno. Ambiguita` a piene mani, appunto.

Un`altra frenata e` arrivata proprio sul trasporto pubblico locale su gomma: per gli autobus urbani ed extraurbani saranno mantenuti in vita i contratti esistenti aldila` delle scadenze imposte dalla stessa riforma. Un brutto segno, pure questo destinato a prorogare le gestioni pubbliche esistenti oltre il periodo transitorio.

Quanto all`acqua, un emendamento Pd precisa che la gestione potra` essere privata ma i beni dovranno restare pubblici. Questa norma non sembra ostacolare l`apertura del mercato ai nuovi soggetti.

Molto dipendera` dall`interpretazione che di queste norme fara` il regolamento attuativo: dovra` essere varato entro la fine dell`anno su proposta dello stesso Fitto.
 
 
Fonti: Ance e il Sole 24 Ore 

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