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Sviluppo, le proposte di Regioni e enti locali

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In questi giorni le priorità in calendario per il governo sono cambiate, il decreto sviluppo è stato posticipato per dare spazio prima di tutto al voto di fiducia, previsto in mattinata, e nel pomeriggio al nuovo rendiconto, legge di stabilità e legge di bilancio in Consiglio dei Ministri.

Imprese, enti locali e asosciaizoni di categoria continuano a ragionare su crescita e sviluppo e ad avanzare proposte per uscire dalla crisi.

Si è svolto ieri il confronto tra la Conferenza delle Regioni, l’Anci, l’Upi e le Parti sociali  producendo un documento contenente “Prime proposte per la crescita dei territori” che riportiamo di seguito:

1.Favorire politiche integrate per il sostegno alle imprese, l’innovazione, la ricerca e l’internazionalizzazione.

2.Rilancio, sostegno e valorizzazione delle politiche attive per la promozione dell’occupazione;

3.Semplificare le procedure amministrative attraverso un impegno chiaro e irreversibile a favore dello sportello unico delle attività produttive anche attraverso l’avvio di un piano di infrastrutturazione tecnologica che renda stabili le semplificazioni amministrative e consenta di ridurre i costi gestionali.

4.Ridurre la spesa improduttiva per realizzare infrastrutture e interventi in settori strategici quali ambiente e energie.

5.Sostenere le imprese anche con la revisione del PSI e con la possibilità di effettuare pagamenti in deroga ai vincoli del patto.

6.Sbloccare i fondi FAS nei confronti delle Regioni che hanno già approvato i relativi piani attuativi o che hanno dovuto destinare i fondi al ripiano del disavanzo sanitario e sui quali è già intervenuta la presa d’atto da parte del CIPE; utilizzo e finalizzazione delle risorse Fas in investimenti per opere e infrastrutturazioni per il Mezzogiorno, a seguito di una attenta ricognizione sull’ammontare dei fondi stessi.

7.Incentivare le dismissioni e le valorizzazioni del patrimonio immobiliare e l’utilizzo delle risorse conseguenti per lo sviluppo, l’abbattimento dello stock del debito nonché per sostenere la spesa in conto capitale”.

Nel suo intervento davanti ai rappresentanti delle forze economiche e sociali, il presidente dell’Anci ha sottolineato la necessità che il tema dello sviluppo torni al centro del dibattito, al posto di quello sulla riduzione della spesa.

“Non perché i Comuni vogliono eludere la questione della spesa: negli ultimi anni abbiamo fatto ampiamente la nostra parte nel risanamento della finanza pubblica, mentre il 95% del debito nazionale arriva dallo Stato”, ha osservato Delrio. Ma perché “la ripresa economica – ha ribadito il presidente dell’Anci – passa sicuramente dal rilancio dei territori” e dalla rimozione degli ostacoli finora incontrati.

In questo quadro, secondo l’Anci la revisione del patto di stabilità gioca un ruolo centrale.
“Come sottolineato da Corte dei Conti e Bankitalia, in questi anni il livello degli investimenti locali si è ridotto progressivamente, soprattutto a causa delle regole assurde della finanza pubblica locale”, ha detto Delrio. Il patto di stabilità “con il blocco della spesa in conto capitale, non solo riduce gli investimenti ma dilata anche all’infinito i tempi dei pagamenti nelle poche opere che vengono comunque avviate”.

Da questo punto di vista Delrio ha avanzato per conto dell’Anci due specifiche proposte.

Da un lato che “i pagamenti alle imprese vengano considerati al di fuori dei vincoli del patto”; e dall’altro che si “sblocchino definitivamente i residui passivi per ridare ossigeno alle economie locali”.

Lo stesso presidente Anci si è detto disponibile “alla vendita del patrimonio immobiliare anche se – ha ammonito – questa misura non può essere vista come la panacea di tutti i mali”.

Il presidente dell’Anci si è anche pronunciato sulla posizione assunta da Bankitalia favorevole alla reintroduzione dell’Ici per la prima casa.

“Tutto quello che sposta la tassazione dalle persone fisiche e dalle imprese verso gli immobili per noi va bene.

Il fatto che lo dica Bankitalia – ha sottolineato Delrio coi giornalisti – mi consola, visto che abbiamo sempre detto che l’abolizione dell’Ici prima casa era sbagliata. La sua abolizione ha tolto certezza finanziaria ai Comuni e la possibilità di avere introiti da nuovi cespiti, il suo effetto netto è stato negativo per le autonomie ed i territori”.

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