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Grandi opere e non soltanto: la rivoluzione “normale” di Delrio

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“Con noi finisce l’era delle grandi opere e si torna a una concezione moderna. Dove le opere sono anche la lotta al dissesto idrogeologico, la mobilità urbana, le scuole“. A distillare queste nitide parole è il nuovo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio in un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica.

“Il tema vero – prosegue Delrio – è uscire dalla logica delle emergenze, delle procedure straordinarie, e rientrare nella normalità. Ecco, la nostra sarà una rivoluzione delle normalità: procedure europee, regole semplici sugli appalti, programmazione, coinvolgimento dei territori”.

Una rivoluzione nel nome della condivisione: “Faremo tutto ascoltando prima i cittadini e informandoli passo dopo passo – prosegue il ministro – perché la Open-cantieri prevede di mettere tutto online. Il taglio del numero delle grandi opere è un’indicazione di marcia: diciamo al paese e all’Europa quali sono le opere che riteniamo strategiche e quando saranno completate. Ma attenzione, anche quell’elenco non va mitizzato. Perché fino a ieri stare o non stare nella tabella della legge obiettivo significava poter avere i soldi o vedere i cantieri fermi”.

“Noi con il nostro piano triennale vogliamo portare avanti tutte le opere. Le uniche Grandi opere sono quelle utili, che possono essere anche riparare una scuola o mettere in sicurezza il costone di una montagna”. La lotta alla corruzione? “Bisogna anzitutto lavorare nell’ordinarietà e nella semplicità. Perché i meccanismi corruttivi sono più semplici con procedure d’emergenza, commissari, regolette e codicilli, varianti in corso d’opera”. Quanto ai tempi dovranno essere poste delle importanti valutazioni conclude Delrio:  “Su alcune questioni, come ad esempio i General contractor, potrebbe opportuno anticipare la nostra rivoluzione in un decreto legge”.

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