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Manutenzione straordinaria e ristrutturazione: il confine tra i due interventi

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I concetti di ristrutturazione e manutenzione straordinaria in edilizia spesso tendono a presentare aree di sovrapposizione o comunque possiedono confini che a volte paiono molto sfumati. Una sentenza del Tar della Lombardia (Brescia, Sez. I), più precisamente la n. 468 dello scorso 6 maggio ha contribuito a conferire chiarezza a questa importante distinzione.

Dal dettato dei giudici emerge che il carattere di “rinnovamento” proprio della manutenzione straordinaria può comprendere nelle sue pieghe anche le innovazioni, ovvero l’introduzione di elementi idonei a modificare il precedente aspetto degli spazi e relative funzionalità. Qualora però tali innovazioni dovessero allinearsi ad un disegno sistematico volto a creare un organismo edilizio complessivamente diverso da quello preesistente, allora si rientrerebbe nell’alveo disciplinare della ristrutturazione.

La pronuncia è relativa ad un complesso di opere previste da un progetto che ha trasformato un edificio da struttura produttiva unitaria in agglomerato di microimprese: in questo modo è certamente intercorsa una profonda modifica sia degli spazi interni sia delle modalità di utilizzazione dell’immobile. Pertanto il nuovo assetto dell’edificio sembrerebbe configurarsi come il prodotto di una ristrutturazione e non di una semplice innovazione strutturale.

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Il Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001) afferma che l’elemento caratterizzante la ristrutturazione (ciò che lo distingue in maniera palese da un intervento di manutenzione straordinaria) risiede nella prevalenza della finalità di trasformazione rispetto al più limitato scopo di rinnovare e sostituire parti anche strutturali dell’edificio.

Pertanto, a parere del TAR Lombardia, la ristrutturazione presuppone soltanto che si possa apprezzare una differenza qualitativa tra il vecchio e il nuovo edificio, senza la necessità di soffermarsi su eventuali cambi di destinazione di locali o aumenti di volume nella struttura.

 

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